Caparossa in birra nera

Ti ritrovi a chiacchierare con Nicola Caparossa (pseudonimo di discendenza) sulla passione e la grande voglia di fare impresa in Campania come se stessi a Londra, nella City, anzichè a Pozzuoli nel bel ristorante Fattoria del Campiglione. Ascoltare in rigoroso dialetto puteolano storie e miti della tradizione culinaria campana ti mette addosso uno strano brivido, una voglia di riscoperta, di proposizione, che per uno come me che si occupa di “vendita emozionale” rappresenta un profondo momento di raccoglimento.

Caparossa nasce dall’amore per l’autenticità, un marchio che si ispira ai valori della tradizione gastronomica classica ponendo l’attenzione ad una lavorazione di qualità. Caparossa è il frutto di un’esperienza ventennale nel settore enogastronomico, un’esperienza che ha come obiettivo primario il riportare a tavola i sapori genuini di una volta, ottenuti da un’accurata selezione delle materie prime e senza sofisticazioni.

Da questi presupposti vedersi arrivare, a tavola, una bottiglia spumante Asprinio di Grotta del Sole leggermente maltrattata e con una scarna etichetta “Black 2004”, lascia quantomeno sorpresi. Non ricordando affatto una tale tipologia di spumante prodotta da Grotta del Sole, la sorpresa viene svelata dalle parole di Nicola che racconta la sua esperienza di Mastro Birraiolo, girovago per svago e per passione che ci dice che questa sua birra è stata una richiesta del nostro caro Ezequiel Lavezzi. Il bravo calciatore, che di piaceri e svaghi sicuramente ne sa più di noi, aveva commissionato una birra nera al suo amico Nicola Caparossa, il quale senza farsi pregare ulteriormente preso alambicchi e formule magiche ha iniziato la sua ricerca del Graal-Black. Ebbene dopo svariati tentativi tutti finiti in biondo più che nero, la bevanda richiesta ebbe i suoi natali. L’approvazione del nostro azzuro fu più che soddisfacente tanto che qualche gollettino dedicato alla Black non si fece mancare.

Ora vorreste sapere dove poterla bere? difficile!!!, però forse con un po’ di grazia e con una richiesta al nostro Nicola, della Fattoria del Campiglione, in dialetto puteolano potrebbe sortire l’effetto sperato.

‘A bona mercanzia trova prièsto a ghjì pe’ ‘n’àutra via.

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