CAMPI FLEGREI doc

 

La storia della vite e del vino nella penisola italica ha radici profonde, risalendo agli Etruschi prima ed ai Greci e Romani poi. La Campania ha rappresentato da sempre uno dei più importanti centri per lo sviluppo e l’evoluzione enologica: uno dei territori di maggior fascino e interesse è sicuramente quello dei Campi Flegrei. Per comprenderne meglio l’importanza ed il valore aggiunto che hanno i vini qui prodotti, facciamo un po’ di storia.
Siamo verso la metà del 1800 quando un insetto, chiamato fillossera dall’America settentrionale approda nel nostro continente, attaccando e distruggendo le radici delle nostre viti, mentre risparmia alcune specie di viti americane. In pochi anni vengono distrutti i vigneti europei. Dopo studi e ricerche, si giunge alla conclusione di innestare le radici delle viti nostrane su quelle della vite americana, immune dall’attacco dell’afide. Così furono salvati i vigneti, anche se la tecnica di innesto inevitabilmente ha già portato o porterà ad una variazione genetica nella vite.
La natura sabbiosa del terreno, oltre a quella vulcanica dei Campi Flegrei, disseminati di solfatare ancora attive, non consentono alla fillossera di scavare gallerie di passaggio da una radice all’altra. Quindi, l’insetto non può far danno e i vigneti sono allevati “a piede franco”, cioè senza innesto. Il risultato è che i vini qui prodotti mantengono le caratteristiche e gli aromi varietali di quasi 3000 anni fa.
I vini Campi Flegrei DOC si producono in un’area tra le più ricche per cultura e bellezze paesaggistiche, che include 7 comuni, un’isola e ben sei laghi vulcanici. Di grande storia e tradizione, tipici ed irripetibili, con un patrimonio varietale unico al mondo, sono anche vini di passione, capaci di regalare emozioni, come tutti i grandi vini campani
Il Falanghina, ottenuto dal vitigno omonimo, è delicato ed elegante al profumo, secco ed armonico al gusto, ha gradazione minima di 11°. Accompagna egregiamente i piatti della cucina marinara, come i frutti di mare, anche crudi, crostacei alla griglia o fritti. Da consigliare con la ricciola all’acqua pazza. Si vinifica anche nella versione spumante. Il nome deriva da “falanga”, un palo cui viene appoggiata la vite nel sistema detto alla puteolana.
Il Piedirosso o Pèr ‘e Palummo, ottenuto dall’omonimo vitigno, è un vino dal colore rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento, con intensi aromi varietali. Gradazione minima 11,5°. Si abbina al ragù napoletano, alle braciole, alla trippa, alle zuppe di pesce con pomodoro. Perfetto con la parmigiana di melanzane. Il nome richiama il colore che assume il pedicello del raspo quando l’uva è matura, del tutto simile alla zampetta del piccione.

buon vino a tutti

antonio aceto

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